In dieci anni l'Italia ha visto sparire quasi un quarto delle imprese guidate da giovani sotto i 35 anni. Non si tratta di una percezione diffusa o di un allarme generico, ma di un dato preciso, fotografato dagli archivi delle Camere di Commercio: 153mila attività giovanili in meno tra il 2014 e il 2024, l'equivalente di 42 imprese che chiudono ogni singolo giorno per un decennio intero. Un fenomeno che racconta molto più di una semplice statistica economica, perché intreccia demografia, accesso al credito, burocrazia e una trasformazione profonda di dove e come i giovani italiani scelgono, quando ancora lo fanno, di mettersi in proprio.
In questo articolo analizziamo nel dettaglio i dati sulle imprese giovanili, i settori che hanno pagato il prezzo più alto e quelli che, al contrario, mostrano segnali di tenuta, le cause strutturali dietro il crollo e il confronto con gli indicatori europei su disoccupazione giovanile e NEET. Vedremo anche perché, mentre l'imprenditoria tradizionale arretra, si apra uno spazio sempre più stretto ma reale legato alle competenze digitali e alle startup innovative, un terreno su cui l'Italia gioca ancora una partita in salita rispetto al resto del mondo.
Indice dei Contenuti
- Il Crollo dell'Imprenditoria Giovanile in Italia, i Numeri del Decennio
- Dal 2014 al 2024, Come è Cambiata la Mappa delle Imprese Under 35
- I Settori più Colpiti, Costruzioni, Commercio e Manifattura in Caduta Libera
- Dove i Giovani Resistono Ancora, Servizi Avanzati, ICT e Agricoltura
- Le Cause del Crollo, Demografia, Credito e Burocrazia
- Fare Impresa da Giovani in Italia, Esperienze, Domande e Parere degli Esperti
- Il Confronto con l'Europa, Disoccupazione Giovanile e NEET
- Cosa Cambia nel 2026, Startup Innovative, Competenze Digitali e Nuove Opportunità
- Le Politiche a Sostegno dei Giovani Imprenditori
- Domande Frequenti
- Conclusione
Il Crollo dell'Imprenditoria Giovanile in Italia, i Numeri del Decennio
Il dato di partenza è quello diffuso da Unioncamere e InfoCamere all'inizio del 2025, frutto dell'analisi sulla nati mortalità delle imprese guidate da under 35: nel 2014 le imprese giovanili italiane erano quasi 640mila, mentre a dicembre 2024 il numero è sceso a 486mila unità. La differenza, 153mila attività in meno, corrisponde a un calo percentuale di circa il 24%, quasi un'impresa giovanile su quattro rispetto a dieci anni fa.
Tradotto in termini quotidiani, il ritmo della contrazione è impressionante: in media, per dieci anni consecutivi, l'Italia ha perso 42 imprese guidate da giovani ogni giorno, festivi compresi. Non è un crollo concentrato in un singolo anno di crisi, ma un'erosione lenta, costante, strutturale, che ha attraversato la pandemia, la ripresa post Covid e la fase di rincari energetici del 2022 e 2023 senza mai invertire la rotta in modo significativo.
Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, ha inquadrato il fenomeno come conseguenza del contesto economico, ma ha sottolineato con altrettanta chiarezza il peso dell'invecchiamento della popolazione italiana, ricordando che secondo il Cnel negli ultimi vent'anni il Paese ha registrato oltre 2 milioni di lavoratori under 35 in meno. Il calo delle imprese giovanili, in altre parole, non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in una tendenza demografica ed economica molto più ampia, che riduce progressivamente il numero di giovani presenti sul mercato del lavoro e, di conseguenza, anche il bacino potenziale di chi potrebbe avviare un'attività in proprio.
Dal 2014 al 2024, Come è Cambiata la Mappa delle Imprese Under 35
Oltre al dato aggregato, l'aspetto più interessante dell'analisi Unioncamere InfoCamere riguarda la ricomposizione settoriale dell'imprenditoria giovanile, cioè il modo in cui è cambiato il peso relativo dei diversi comparti economici nel decennio considerato. Se nel 2014 commercio e costruzioni rappresentavano insieme quasi il 45% di tutte le imprese under 35, oggi il loro peso complessivo è sceso al 37%, un arretramento che riflette sia la crisi di questi settori sia lo spostamento dei giovani verso attività a maggiore contenuto tecnologico.
La tabella seguente riassume i principali numeri del decennio, mettendo a confronto la situazione del 2014 con quella di fine 2024.
| Indicatore | 2014 | 2024 | Variazione |
|---|---|---|---|
| Imprese giovanili totali | Quasi 640.000 | 486.000 | Meno 153.000 (circa meno 24%) |
| Peso di commercio e costruzioni sul totale | Circa 45% | Circa 37% | In calo |
| Peso dei servizi alle imprese sul totale | 8,7% | 11,8% | In crescita |
| Peso del settore ICT sul totale | 6,4% | 8% | In crescita |
| Imprese artigiane giovanili | Baseline | Meno 47.000 circa | Meno 28,1% |
| Imprese femminili under 35 | Baseline | Meno 43.000 circa | Meno 24,5% |
| Imprese guidate da giovani stranieri | Baseline | Meno 35.000 circa | Meno 27,4% |
Il quadro che emerge non è quello di un declino uniforme, ma di una vera e propria selezione settoriale: alcuni comparti tradizionali perdono terreno in modo drastico, mentre altri, più legati a competenze specialistiche e innovazione, riescono a mantenere o addirittura ad accrescere leggermente la propria base di giovani imprenditori.
I Settori più Colpiti, Costruzioni, Commercio e Manifattura in Caduta Libera
Il comparto delle costruzioni è tra quelli che hanno pagato il prezzo più alto: nel decennio ha perso quasi 40mila imprese guidate da under 35, una contrazione del 38,7%. Il commercio, storicamente uno dei settori di accesso più semplice per chi vuole avviare una prima attività, ha visto sparire oltre 66mila attività giovanili, con un calo del 36,2%, il valore assoluto più alto tra tutti i comparti analizzati.
Anche il settore manifatturiero segna una flessione pesante, con oltre 14mila imprese giovanili in meno rispetto al 2014, pari a una riduzione del 35,9%. L'artigianato, spesso legame storico tra passaggio generazionale e piccola impresa familiare, ha perso più di 47mila attività under 35, il 28,1% in meno rispetto al decennio precedente.
A questi dati settoriali si aggiungono due elementi trasversali particolarmente significativi. L'imprenditoria femminile under 35 ha subito una contrazione di oltre 43mila unità, pari a circa il 24,5%, mentre le imprese guidate da giovani di origine straniera, un segmento che negli anni scorsi aveva mostrato una crescita costante, sono diminuite di quasi 35mila unità, circa il 27,4% in meno. Numeri che suggeriscono come la crisi dell'imprenditoria giovanile non risparmi nessuna delle categorie che, in teoria, avrebbero potuto rappresentare un motore di ricambio generazionale per il tessuto produttivo italiano.
Dove i Giovani Resistono Ancora, Servizi Avanzati, ICT e Agricoltura
Non tutto il quadro è negativo. Esistono almeno due ambiti in cui l'imprenditoria giovanile italiana mostra una tenuta reale, se non addirittura una crescita. I servizi alle imprese registrano un incremento del 3,5% nel decennio, con quasi duemila attività giovanili in più rispetto al 2014, un dato che riflette la crescente domanda di consulenza specializzata, servizi digitali per le aziende e attività professionali ad alto valore aggiunto.
L'agricoltura, dal canto suo, mantiene una presenza giovanile sostanzialmente stabile, con una variazione minima dello 0,06%, confermandosi come uno dei pochi comparti in cui i giovani continuano a vedere un'opportunità imprenditoriale concreta, complici anche gli incentivi dedicati al primo insediamento in agricoltura e la crescente attenzione verso filiere corte, agricoltura di precisione e produzioni biologiche.
Il segnale forse più interessante, in prospettiva, riguarda il settore dell'information and communication technology, cresciuto dal 6,4% all'8% del totale delle imprese giovanili nel decennio considerato. Un incremento apparentemente contenuto in termini percentuali, ma che assume un peso specifico maggiore se letto insieme al crollo generalizzato degli altri settori: i giovani che oggi scelgono ancora di fare impresa tendono a concentrarsi in ambiti dove la componente tecnologica e digitale rappresenta un vantaggio competitivo reale, più che in attività a bassa specializzazione dove la concorrenza di prezzo e i margini ridotti rendono la sopravvivenza sempre più difficile.
Le Cause del Crollo, Demografia, Credito e Burocrazia
Dietro numeri così netti ci sono cause molteplici, che si sommano tra loro invece di escludersi a vicenda. La prima, come già ricordato, è di natura puramente demografica: con una popolazione giovanile in costante riduzione, il bacino di potenziali nuovi imprenditori si restringe indipendentemente dalla propensione individuale a mettersi in proprio. Meno giovani in valore assoluto significano, quasi meccanicamente, meno nuove imprese registrate ogni anno.
La seconda causa riguarda l'accesso al credito. Avviare un'attività richiede quasi sempre un capitale iniziale, che sia per l'acquisto di attrezzature, l'affitto di un locale o la costituzione di scorte di magazzino, e i giovani, privi di uno storico creditizio consolidato e spesso senza garanzie patrimoniali proprie, incontrano storicamente maggiori difficoltà rispetto a imprenditori più maturi nell'ottenere finanziamenti bancari a condizioni sostenibili. A questo si aggiunge un terzo fattore, quello della complessità burocratica, che pesa in modo proporzionalmente maggiore su chi avvia una piccola attività con risorse limitate rispetto a chi gestisce già una struttura consolidata capace di sostenere i costi di consulenza e adempimento.
Infine, va considerato un elemento più recente e specifico: la riforma della disciplina delle startup innovative, introdotta con la legge annuale sulla concorrenza numero 193 del 2024, ha reso più selettivi i criteri di accesso allo status agevolato, escludendo ad esempio le attività di consulenza o di agenzia svolte in via prevalente e restringendo il perimetro di ciò che viene riconosciuto come oggetto sociale realmente innovativo. Una scelta comprensibile dal punto di vista della qualità dell'ecosistema, ma che nell'immediato può aver reso più complesso per alcuni giovani fondatori l'accesso ai benefici fiscali e normativi pensati proprio per sostenere le fasi iniziali di un'impresa ad alto contenuto tecnologico.

Fare Impresa da Giovani in Italia, Esperienze, Domande e Parere degli Esperti
Al di là dei numeri aggregati, il crollo dell'imprenditoria giovanile si traduce in scelte quotidiane molto concrete per chi si trova a valutare se avviare o meno un'attività in proprio. Ecco alcune situazioni rappresentative, riportate in forma anonima ed esemplificativa, di quanto raccontano oggi giovani imprenditori, consulenti e osservatori del fenomeno.
Un giovane che ha rilevato l'attività commerciale di famiglia racconta come, negli ultimi anni, l'aumento dei costi fissi e la concorrenza della grande distribuzione e dell'e-commerce abbiano reso sempre più difficile mantenere margini sufficienti a giustificare la scelta di continuare, spingendo molti coetanei nella stessa situazione a preferire un impiego dipendente più stabile. Una giovane fondatrice di una piccola società di servizi digitali per aziende descrive invece un percorso più lineare, favorito da costi di avvio contenuti e dalla possibilità di lavorare con clienti anche a distanza, un modello che riduce parte delle barriere tradizionali legate a locali fisici e investimenti iniziali elevati. Un consulente che segue pratiche di finanziamento per piccole imprese osserva come la richiesta più frequente da parte di giovani aspiranti imprenditori riguardi proprio la difficoltà di reperire garanzie sufficienti per accedere al credito bancario, un ostacolo che spesso pesa più della qualità stessa dell'idea imprenditoriale. Un artigiano che ha rilevato l'attività paterna racconta infine come il carico di adempimenti fiscali e normativi richieda oggi competenze gestionali che un tempo non erano necessarie per portare avanti un piccolo laboratorio, un cambiamento che scoraggia soprattutto chi non ha alle spalle una formazione specifica in ambito amministrativo.
Alcune domande ricorrenti tra chi valuta se avviare un'impresa da giovane. Conviene ancora aprire un'attività commerciale tradizionale? I dati Unioncamere suggeriscono che i settori a bassa specializzazione e alta concorrenza di prezzo, come commercio e costruzioni, sono quelli che hanno registrato le perdite più consistenti, mentre i comparti legati a servizi specialistici e tecnologia mostrano una tenuta migliore. Esistono davvero più opportunità nei settori digitali? Il dato sulla crescita dell'ICT, seppur contenuto in termini assoluti, conferma che le competenze tecnologiche rappresentano oggi un vantaggio competitivo concreto per chi sceglie di fare impresa, anche se questo non significa che il passaggio a un settore tecnologico sia privo di rischi o di curva di apprendimento.
Il parere degli enti di settore. Unioncamere descrive il fenomeno come una trasformazione strutturale del tessuto imprenditoriale giovanile italiano, più che una semplice crisi congiunturale, sottolineando la necessità di politiche mirate che, oltre a facilitare l'accesso al credito e la fase di avvio, supportino i giovani imprenditori nell'acquisizione delle competenze necessarie a operare in settori ad alta intensità di conoscenza. Il Cnel, dal canto suo, inquadra il calo delle imprese giovanili all'interno della più ampia contrazione della popolazione attiva under 35, un fenomeno che secondo l'ente richiede interventi di carattere demografico e occupazionale complementari, e non sostitutivi, rispetto alle politiche di sostegno diretto all'impresa.
Il Confronto con l'Europa, Disoccupazione Giovanile e NEET
Il crollo dell'imprenditoria giovanile va letto insieme ad altri due indicatori chiave del mercato del lavoro italiano, perché insieme restituiscono un quadro più completo della condizione dei giovani nel Paese. Il primo è la disoccupazione giovanile: secondo i dati Istat, nel corso del 2025 il tasso di disoccupazione nella fascia 15-24 anni ha oscillato tra il 18% e poco più del 19%, un livello ancora distante dalla media dell'Unione Europea.
Il secondo indicatore riguarda i cosiddetti NEET, cioè i giovani che non lavorano, non studiano e non seguono percorsi di formazione. Secondo i dati Eurostat più recenti, riferiti al 2025, la quota di NEET tra i 15 e i 29 anni in Italia si attesta al 13,3%, contro una media europea dell'11%, un valore che colloca il Paese tra le ultime posizioni della classifica continentale, seppur in netto miglioramento rispetto al 25,7% registrato dieci anni prima.
| Indicatore | Italia | Media Unione Europea |
|---|---|---|
| Tasso NEET 15-29 anni, 2025 | 13,3% | 11% |
| Tasso disoccupazione giovanile 15-24 anni, 2025 | Circa 18-19% | Inferiore alla media italiana |
| Variazione NEET rispetto al 2015 | Da 25,7% a 13,3% | Da 15,2% a 11% |
Il miglioramento del tasso NEET nell'ultimo decennio non si è tradotto in una crescita parallela dell'imprenditorialità giovanile. Anzi, i due fenomeni sembrano muoversi in direzioni opposte: più giovani trovano oggi un'occupazione dipendente rispetto a dieci anni fa, ma un numero crescente di loro sembra preferire questa strada rispetto al rischio e alla complessità di avviare un'attività autonoma, complice anche la maggiore stabilità percepita di un contratto di lavoro rispetto ai margini sempre più ridotti di molte piccole imprese tradizionali.
Cosa Cambia nel 2026, Startup Innovative, Competenze Digitali e Nuove Opportunità
Se l'imprenditoria giovanile tradizionale arretra, a livello globale il capitale di rischio si sta muovendo con decisione verso settori tecnologici molto specifici. Come raccontato in un approfondimento di NVision Insights dedicato alle startup che vanno oltre l'intelligenza artificiale generativa, il deep tech, cioè le startup che affrontano problemi tecnici complessi in ambiti come robotica fisica, calcolo quantistico e fusione nucleare, ha visto la propria quota sul totale dei finanziamenti di venture capital globali raddoppiare nell'ultimo decennio, un fenomeno approfondito nell'articolo L'Era dell'AI è Solo l'Inizio, le Startup che Stanno Costruendo la Prossima Rivoluzione Tecnologica.
Va detto con altrettanta onestà che si tratta di un fenomeno che riguarda soprattutto Stati Uniti, Cina e alcuni poli europei specializzati, e che l'Italia, alle prese con un crollo strutturale del numero complessivo di giovani imprenditori, fatica oggi a intercettare in modo significativo questi flussi di capitale, concentrati su un numero relativamente ristretto di aziende ad altissima specializzazione tecnica. Il parallelo, insomma, va letto con senso critico: la crescita dell'8% del peso dell'ICT sulle imprese giovanili italiane è un segnale incoraggiante, ma resta di dimensione molto più modesta rispetto alla scala dei capitali che si muovono a livello internazionale verso la robotica avanzata o il calcolo quantistico.
Un secondo elemento su cui vale la pena riflettere riguarda le competenze concrete richieste a chi vuole costruire un'impresa, o anche solo una carriera, nel settore tecnologico. Come spiegato nella guida di NVision Insights dedicata ai linguaggi di programmazione e ai framework più richiesti, aggiornata al 2026, Python resta il linguaggio più cercato dai recruiter, mentre TypeScript ha superato sia Python sia JavaScript come linguaggio più utilizzato su GitHub, un cambiamento legato proprio alla diffusione degli strumenti di sviluppo assistiti dall'intelligenza artificiale, come approfondito in Quali Linguaggi di Programmazione e Framework Imparare nel 2026.
Anche qui, però, serve una lettura critica: sapere programmare non equivale automaticamente a saper costruire un'impresa sostenibile. Le competenze tecniche descritte in quella guida riguardano principalmente il profilo dello sviluppatore dipendente o freelance, mentre chi vuole avviare una startup innovativa ha bisogno di competenze aggiuntive, che vanno dalla gestione finanziaria alla capacità di validare un modello di business, fino alla conoscenza degli strumenti normativi e fiscali dedicati alle nuove imprese tecnologiche. Il rischio, per molti giovani italiani, è quello di considerare l'acquisizione di competenze digitali come condizione sufficiente per fare impresa, quando in realtà rappresenta soltanto una delle componenti necessarie, e probabilmente nemmeno la più difficile da colmare rispetto ai vincoli di accesso al credito e alla burocrazia già descritti in precedenza.
Le Politiche a Sostegno dei Giovani Imprenditori
Negli ultimi anni sono stati attivati diversi strumenti pubblici pensati specificamente per contrastare il calo dell'imprenditoria giovanile. Tra i più noti figurano le misure agevolate per l'accesso al credito gestite da Invitalia, come i finanziamenti a tasso agevolato dedicati a chi avvia una nuova impresa, e gli incentivi rivolti in particolare ai territori del Mezzogiorno, dove il fenomeno della contrazione imprenditoriale giovanile si intreccia con tassi di NEET e disoccupazione giovanile più elevati rispetto al resto del Paese.
Accanto agli strumenti finanziari, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha aggiornato nel corso del 2025 la disciplina delle startup innovative, introducendo un modello di autocertificazione unificato per l'iscrizione alla sezione speciale del Registro delle Imprese e chiarendo in modo più stringente i requisiti relativi all'oggetto sociale innovativo, con l'obiettivo dichiarato di rafforzare la qualità dell'ecosistema piuttosto che la sola quantità di imprese registrate. Una scelta che, come accennato, produce effetti in parte contrastanti: da un lato mira a evitare un uso improprio delle agevolazioni fiscali, dall'altro rende l'accesso più selettivo proprio nel momento in cui il numero complessivo di giovani disposti a intraprendere un percorso imprenditoriale è ai minimi storici.
Resta aperto, secondo la maggior parte degli osservatori citati da Unioncamere, il nodo delle competenze: non basta rendere più semplice l'accesso al credito o allo status di startup innovativa se, a monte, manca un percorso formativo capace di preparare i giovani alla gestione concreta di un'attività imprenditoriale, dagli aspetti fiscali a quelli commerciali, fino alla capacità di orientarsi tra le opportunità offerte dalla trasformazione digitale dell'economia.
Domande Frequenti
Quante imprese giovanili ha perso l'Italia negli ultimi dieci anni?
Secondo l'analisi Unioncamere InfoCamere, l'Italia ha perso 153mila imprese guidate da under 35 tra il 2014 e il 2024, passando da quasi 640mila a 486mila attività, con un calo complessivo di circa il 24%.
Quali sono i settori che hanno perso più imprese giovanili?
I settori più colpiti sono il commercio, con oltre 66mila imprese in meno, e le costruzioni, con un calo del 38,7%, seguiti da manifattura e artigianato, entrambi in forte contrazione nel decennio considerato.
Esistono settori in cui l'imprenditoria giovanile è cresciuta?
Sì. I servizi alle imprese sono cresciuti del 3,5% e il settore ICT è passato dal 6,4% all'8% del totale, mentre l'agricoltura ha mantenuto una presenza sostanzialmente stabile nel decennio.
Qual è il tasso di NEET tra i giovani italiani nel 2025?
Secondo Eurostat, nel 2025 il tasso di NEET tra i 15 e i 29 anni in Italia era del 13,3%, contro una media europea dell'11%, in miglioramento rispetto al 25,7% registrato dieci anni prima.
Le competenze digitali bastano per avviare un'impresa di successo?
No. Le competenze tecniche, come la conoscenza di linguaggi di programmazione richiesti dal mercato, sono utili ma non sufficienti: servono anche capacità gestionali, finanziarie e normative per trasformare un'idea in un'impresa sostenibile.
Conclusione
Il crollo di 153mila imprese giovanili in dieci anni non è un episodio isolato, ma il sintomo di una trasformazione profonda del rapporto tra i giovani italiani e il mondo dell'impresa, alimentata da fattori demografici, difficoltà di accesso al credito, complessità burocratica e da una selezione naturale che sta spostando l'imprenditoria giovanile verso settori a maggiore contenuto di competenza e tecnologia, a scapito dei comparti più tradizionali come commercio, costruzioni e manifattura.
I segnali di tenuta, seppur limitati, arrivano proprio dai settori più legati all'innovazione digitale, un ambito in cui però l'Italia si muove ancora con margini modesti rispetto alla scala dei capitali che a livello globale stanno finanziando robotica, intelligenza artificiale applicata e nuove tecnologie deep tech. Colmare questo divario richiederà non solo strumenti finanziari più accessibili, ma anche percorsi formativi capaci di unire competenze tecniche e capacità imprenditoriali, evitando l'illusione che basti sapere programmare o conoscere gli strumenti digitali più richiesti dal mercato del lavoro per costruire un'impresa solida e duratura.
Fonti e Riferimenti
- Unioncamere e InfoCamere, Analisi sulla nati mortalità delle imprese giovanili, 2025, unioncamere.gov.it
- Il Sole 24 Ore, In dieci anni scomparse 153mila imprese guidate da under 35, ilsole24ore.com
- Forbes Italia, In Italia calano le imprese guidate da under 35, in dieci anni 153mila attività in meno, forbes.it
- Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, Cnel, dati su lavoratori under 35 negli ultimi vent'anni, cnel.it
- Istat, dati su disoccupazione giovanile e tasso di attività, 2025, istat.it
- Eurostat, statistiche sui giovani NEET nell'Unione Europea, 2025, ec.europa.eu/eurostat
- Ministero delle Imprese e del Made in Italy, MIMIT, disciplina delle startup innovative e Registro delle Imprese, mimit.gov.it
- NVision Insights, L'Era dell'AI è Solo l'Inizio, le Startup che Stanno Costruendo la Prossima Rivoluzione Tecnologica, nvisioninsights.it/articoli/era-ai-startup-prossima-rivoluzione-tecnologica-2026
- NVision Insights, Quali Linguaggi di Programmazione e Framework Imparare nel 2026, nvisioninsights.it/articoli/quali-linguaggi-programmazione-framework-imparare-2026
- NVision Insights, Esplora Tutti Gli Articoli, nvisioninsights.it/articoli
- NVision Insights, nvisioninsights.it





