Alle porte di Torino, nell'area dell'ex stabilimento Ilte, potrebbe sorgere il più grande data center d'Italia: quattro edifici su circa 270mila metri quadrati, una potenza elettrica complessiva di 576 megawatt e un investimento indicato in 4,5 miliardi di euro. Un progetto pensato per sostenere la crescita dell'intelligenza artificiale e del cloud, che sta già dividendo cittadini, comitati, amministratori e investitori.
Il dibattito è entrato nel vivo nelle ultime settimane. L'8 ottobre 2026 il sindaco Lorenzo Mauro ha dichiarato che il progetto, allo stato attuale, non è accoglibile, chiedendo risposte su consumi energetici, acqua, recupero del calore e posti di lavoro, mentre la Regione Piemonte lavora a una legge dedicata. In questa guida analizziamo numeri, rischi e opportunità, con dati aggiornati all'11 ottobre 2026, per capire che cosa sappiamo davvero e che cosa resta ancora da chiarire sul possibile data center AI di Moncalieri.
Indice dei Contenuti
- Cosa Prevede il Progetto del Data Center AI nell'Ex Ilte di Moncalieri
- Perché Moncalieri Potrebbe Diventare il Primato Italiano dei Data Center
- Energia: Quanto Consumerebbe Davvero il Campus da 576 Megawatt
- Calore, Acqua e Rumore: Gli Impatti Ambientali sul Territorio
- Costi e Ritorni per Moncalieri: Investimenti, Posti di Lavoro e Compensazioni
- Regole e Prossimi Passi: Regione Piemonte, Lombardia, Governo ed Europa
- I Numeri dei Data Center in Italia, in Europa e nel Mondo
- Vivere Accanto a un Data Center: Scenari Quotidiani, Domande dei Cittadini e Posizioni delle Istituzioni
- FAQ: Domande Frequenti
- Conclusione
Cosa Prevede il Progetto del Data Center AI nell'Ex Ilte di Moncalieri
L'area interessata è quella dell'ex Ilte, l'Industria Libraria Tipografica Editrice, uno stabilimento chiuso da circa dieci anni dove venivano stampati anche gli elenchi telefonici e le Pagine Gialle. Il progetto prevede quattro edifici alti 17 metri, organizzati su due piani, su una superficie di circa 270mila metri quadrati. Il terreno è stato acquistato nel 2022 per circa 9 milioni di euro dal gruppo Lcp, che all'inizio aveva pensato a un grande polo logistico prima di cambiare destinazione e puntare sui server.
Lo strumento decisivo è il Piano esecutivo convenzionato, il Pec, depositato dalla società Moncalieri Logistics, riconducibile allo stesso gruppo, dopo un parere di massima favorevole espresso in precedenza dagli uffici comunali. Il Pec è la fase in cui il Comune ha davvero potere decisionale, perché deve firmare la convenzione con il proponente e può porre le proprie condizioni. La proposta è arrivata in municipio il 29 luglio e la finestra per le osservazioni si chiude alla fine di ottobre.
Un dettaglio tecnico aiuta a leggere i numeri. La potenza IT, cioè quella destinata ai server, è di circa 384 megawatt, mentre la potenza elettrica complessiva richiesta arriva a 576 megawatt. Con un semplice calcolo, i 192 megawatt di differenza servirebbero a raffreddamento, distribuzione elettrica e servizi di supporto, ed è proprio questa quota a concentrare molte delle preoccupazioni su calore e consumi.
| Voce | Dato dichiarato |
|---|---|
| Area | Circa 270mila metri quadrati, ex Ilte di via Postiglione |
| Edifici | Quattro, alti 17 metri, su due piani |
| Potenza IT | Circa 384 MW |
| Potenza elettrica complessiva | 576 MW |
| Investimento | 4,5 miliardi di euro |
| Proponente | Moncalieri Logistics, gruppo Lcp |
| Occupazione ipotizzata | Da 320 a 500 posti, senza impegno scritto in convenzione |
Perché Moncalieri Potrebbe Diventare il Primato Italiano dei Data Center
Il primato sarebbe prima di tutto una questione di scala. Secondo i dati dell'Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano riportati da Open, a fine 2025 la capacità installata dei data center in Italia ha raggiunto 609 megawatt IT, con una crescita del 19% in un solo anno. I 384 megawatt IT di Moncalieri equivarrebbero quindi a più della metà dell'intero parco nazionale attuale, un confronto che spiega perché il caso sia diventato un tema nazionale.
Parlare di record richiede però prudenza. Il Consiglio dei ministri ha riconosciuto a fine luglio l'interesse strategico nazionale del programma Cavour Hyperscale Campus, la riconversione dell'ex centrale Galileo Ferraris di Trino, nel Vercellese, in un campus da 300 a 400 megawatt con un investimento di circa 4 miliardi di euro. I due progetti non sono perfettamente confrontabili, perché le fonti non sempre distinguono tra potenza IT e potenza elettrica complessiva, e perché quello di Trino ha già ricevuto il via libera di strategicità mentre Moncalieri è ancora in fase di istruttoria comunale.
Oggi il 70% della capacità installata nazionale è concentrato in Lombardia, ma le richieste di connessione presentate a Terna superano i 60 gigawatt, a fronte di una previsione del Politecnico di circa 1,4 gigawatt realizzati entro il 2028. Secondo i ricercatori, molte richieste riflettono operazioni immobiliari più che investimenti certi, perché un terreno con accesso all'alta tensione vale molto di più.
Energia: Quanto Consumerebbe Davvero il Campus da 576 Megawatt
Il tema che pesa di più è quello elettrico. Un dossier curato da Giacomo Pagani del Collettivo Gramsci, ripreso da Open, calcola che se il campus funzionasse a pieno carico per l'intero anno consumerebbe fino a 5 terawattora, pari a un quinto dei consumi elettrici di tutto il Piemonte nel 2024 e più della domanda di tutte le famiglie della regione, stimata in 4,3 terawattora. Va precisato che si tratta di un tetto teorico, ottenuto moltiplicando la potenza massima per tutte le ore dell'anno, e che il consumo reale dipenderà dal carico effettivo dei server.
Per mettere il dato in prospettiva, secondo l'Agenzia internazionale dell'energia i data center di tutto il mondo hanno consumato circa 415 terawattora nel 2024, e 5 terawattora corrisponderebbero a circa l'1,2% di quel totale mondiale. Lo stesso rapporto IEA sottolinea però che i data center, pur pesando per circa un decimo della crescita globale della domanda elettrica fino al 2030, sono molto concentrati sul territorio, e per questo possono mettere sotto pressione le reti locali.
Sul fronte delle rinnovabili il progetto appare, per ora, sottodimensionato. I documenti depositati indicano 5.360 kWp di pannelli solari sui tetti, il minimo richiesto dalla legge per le nuove costruzioni, che coprirebbe appena lo 0,1% del fabbisogno. Il sindaco Mauro ha spiegato che il reperimento dell'energia deriva da accordi con Terna, ma restano domande aperte sull'effettiva disponibilità di potenza e sulle infrastrutture di rete necessarie.
C'è anche una dimensione quotidiana del tema. Ogni richiesta che inviamo a un modello di intelligenza artificiale si traduce in calcolo, e quindi in energia. Per chi usa questi strumenti ogni giorno, la guida di NVision Insights su Prompt Engineering nel 2026: Ecco Come Scrivere Prompt Perfetti, Evitare Tentativi a Vuoto e Risparmiare Crediti AI mostra come scrivere richieste più efficaci riducendo i tentativi a vuoto, un modo concreto per usare l'AI in modo più consapevole.
Calore, Acqua e Rumore: Gli Impatti Ambientali sul Territorio
Ogni megawatt elettrico consumato da un data center diventa calore da smaltire. Al picco il campus disperderebbe nell'ambiente circa 576 megawatt di potenza termica, più di quanto produca la centrale Iren di Moncalieri, che però utilizza quell'energia per alimentare il teleriscaldamento di gran parte delle case di Torino. Secondo l'analisi del Collettivo Gramsci, nei documenti analizzati non è previsto alcun sistema di recupero del calore, nonostante gli esempi virtuosi che si diffondono in Europa.
Per smaltire il calore sarebbero necessarie 304 macchine refrigeratrici sui tetti, con un effetto diretto sul rumore. La casa più vicina, a 290 metri di distanza, rischierebbe un ronzio notturno di 48,7 decibel, a un soffio dal limite massimo consentito di 50. Si tratta di una stima emersa dai documenti depositati in Comune e non ancora verificata da valutazioni indipendenti, che il sindaco ha dichiarato di voler richiedere.
L'acqua è il tema più difficile da misurare. Secondo Open, in Italia non esistono dati puntuali sui consumi idrici ed elettrici dei data center, né a livello nazionale né europeo, e la quantità dipende molto dalla tecnologia scelta. Nel nostro Paese prevalgono ancora sistemi di raffreddamento ad aria, e quando si usa l'acqua sono frequenti i circuiti chiusi, che ne riducono il consumo. Per il progetto di Moncalieri, però, i consumi idrici non sono stati chiariti, ed è uno dei punti su cui il Comune chiede risposte.
Restano infine i generatori di emergenza, in genere a diesel, pensati per entrare in funzione in caso di blackout. Finora i data center italiani sono stati regolati soprattutto in base alle emissioni di questi generatori, trattati come un qualunque impianto industriale, come ha spiegato la ricercatrice del Politecnico Cristiana Mattioli, e anche su questo punto il sindaco segnala risposte incomplete.
Costi e Ritorni per Moncalieri: Investimenti, Posti di Lavoro e Compensazioni
Dal punto di vista economico, la sproporzione tra investimento e ricadute dirette salta all'occhio. Il Comune di Moncalieri incasserebbe poco più di 5 milioni di euro, di cui 1,17 milioni in contanti e circa 4 milioni in opere realizzate dal proponente, contro un investimento complessivo di 4,5 miliardi, cioè circa lo 0,1% del valore del progetto. Tra le opere figurano un parco pubblico, un parcheggio, due campi da gioco e una piccola area attrezzata per i bambini.
Sul lavoro il quadro è incerto. La convenzione con il Comune non prevede alcun impegno scritto sull'occupazione, mentre l'azienda ipotizza da 320 a 500 nuove posizioni. Il sindaco ha chiesto più chiarezza anche su questo punto, perché senza numeri certi su posti di lavoro, impatto ambientale e consumi non è possibile stabilire se l'investimento risponda all'interesse pubblico.
Sul versante opposto c'è l'argomento della rigenerazione. L'ex Ilte è un'area industriale dismessa da un decennio, e riutilizzare un sito già costruito è considerato preferibile rispetto al consumo di nuovo suolo, principio che la legge lombarda sui data center incentiva espressamente. Il sindaco ha inoltre voluto distinguere tra preoccupazioni legittime e notizie false, definendo infondate le voci su presunti rincari in bolletta di 20 euro per i cittadini o sul prosciugamento della città.
Il costo dell'intelligenza artificiale, d'altra parte, non si misura solo in megawatt. Come raccontato nell'articolo La nuova crisi della memoria: perché RAM e SSD sono tornati a costare di più nel 2026, la domanda dei data center per l'AI ha contribuito a far lievitare i prezzi di RAM e SSD, con effetti diretti su computer e smartphone di tutti i giorni.
| Cosa promette il progetto | Cosa resta da chiarire |
|---|---|
| Riqualificazione di un'area dismessa da dieci anni | Recupero del calore di scarto non previsto nei documenti analizzati |
| Parco pubblico, parcheggio e campi da gioco | Consumi idrici non ancora quantificati |
| Da 320 a 500 posti di lavoro ipotizzati | Nessun impegno occupazionale scritto in convenzione |
| Circa 5 milioni di euro di benefici per il Comune | Fabbisogno elettrico fino a 5 TWh in uno scenario a pieno carico |
Regole e Prossimi Passi: Regione Piemonte, Lombardia, Governo ed Europa
Il caso Moncalieri nasce in un vuoto normativo. L'Italia non dispone di una legge nazionale sui data center, e le regole sono cambiate solo in parte con il decreto bollette di inizio 2026, che ha introdotto un procedimento autorizzativo unico da chiudere nell'arco di circa 10 mesi. In assenza di un quadro nazionale, sono le Regioni a muoversi.
La Lombardia ha approvato nella primavera del 2026 una legge regionale che limita l'uso di acqua potabile per il raffreddamento, incentiva il recupero di aree industriali dismesse e favorisce il riuso del calore per il teleriscaldamento. Anche il Piemonte ha avviato un percorso analogo: la Regione ha aperto una consultazione pubblica sul disegno di legge "Disciplina per l'insediamento di data center", chiusa il 31 luglio 2026, che ipotizza obblighi come la valorizzazione del calore di scarto, la riduzione dell'effetto isola di calore e soglie per l'incremento dei consumi elettrici regionali legati ai nuovi data center.
C'è un nodo di tempi da sciogliere. La legge piemontese non è ancora in vigore, mentre il Comune ha tempo fino a fine ottobre per esprimersi sul Pec, e i programmi dichiarati strategici a luglio dal Governo riguardano la Lombardia e Trino, non Moncalieri. Il sindaco ha annunciato che invierà al proponente le osservazioni sulle carenze progettuali, tra cui riutilizzo del calore, consumi d'acqua, generatori d'emergenza e occupazione, e che il proponente potrà anche chiedere più tempo per rispondere.
Anche l'Europa si sta muovendo. Le regole europee sull'efficienza energetica impongono ai data center di maggiori dimensioni di comunicare i propri consumi di energia e acqua, e Bruxelles lavora a una banca dati comune e a standard minimi di prestazione. Intanto a Moncalieri cresce la mobilitazione: una raccolta firme online per fermare il progetto, la richiesta di stop avanzata da Avs e le preoccupazioni della borgata Bauducchi, che si trova a poche centinaia di metri dall'area.

I Numeri dei Data Center in Italia, in Europa e nel Mondo
Per capire il peso reale del caso Moncalieri serve guardare il quadro generale. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, i consumi elettrici dei data center nel mondo sono passati a circa 415 terawattora nel 2024, pari all'1,5% del totale, e potrebbero superare i 945 terawattora entro il 2030. La stessa agenzia stima che la domanda dei data center ottimizzati per l'intelligenza artificiale più che quadruplicherà nello stesso periodo.
In Italia la crescita è altrettanto sostenuta. Un'analisi di A2A citata da L'Espresso stima che entro il 2035 il fabbisogno elettrico dei data center possa quadruplicare rispetto al 2024, fino a pesare per il 12% della domanda nazionale. In Irlanda i data center assorbono circa un quinto dell'elettricità dell'intero Paese.
L'opposizione, del resto, è un fenomeno internazionale. Secondo un sondaggio Gallup di maggio, sette americani su dieci si oppongono alla costruzione di un data center nella propria zona, e lo Stato di New York ha introdotto una moratoria di un anno sui grandi impianti. Una parte dei carichi di AI, inoltre, sta migrando sui dispositivi personali grazie ai nuovi processori con NPU, un tema che approfondiamo nell'articolo Processori ARM su PC Windows nel 2026: Prestazioni, Autonomia, Compatibilità e Cosa Cambia Davvero, ma i grandi campus restano l'infrastruttura indispensabile per addestrare e far funzionare i modelli più avanzati.
| Ambito | Dato | Anno |
|---|---|---|
| Consumo mondiale dei data center | 415 TWh, pari all'1,5% del totale | 2024 |
| Previsione IEA per il mondo | Circa 945 TWh | 2030 |
| Capacità installata in Italia | 609 MW IT, in crescita del 19% | 2025 |
| Capacità italiana prevista | Oltre 1,3 GW | 2028 |
| Quota della Lombardia | 70% della capacità nazionale | 2025 |
| Richieste di connessione a Terna | Oltre 60 GW | 2026 |
Vivere Accanto a un Data Center: Scenari Quotidiani, Domande dei Cittadini e Posizioni delle Istituzioni
Le cifre aiutano, ma il tema riguarda soprattutto chi abita vicino all'area. Gli scenari che seguono sono ricostruzioni ipotetiche e anonime, costruite sui dati emersi dai documenti, e non testimonianze di persone reali. Servono a immaginare come i numeri potrebbero tradursi nella vita di tutti i giorni.
Tre scenari ricostruiti
Immaginiamo una famiglia che vive in una borgata a poche centinaia di metri dall'area. Un rumore di fondo notturno di 48,7 decibel, formalmente sotto il limite di 50, sarebbe costante e sempre presente, e per chi ha il sonno leggero la soglia di legge potrebbe non coincidere con la soglia di comfort.
Pensiamo poi a una piccola impresa dell'area industriale vicina. Il timore di rincari in bolletta è diffuso, ma al momento i dati disponibili non confermano aumenti per i residenti, e il sindaco ha definito infondate le cifre circolate.
Consideriamo infine un giovane tecnico in cerca di lavoro. Le 320 o 500 posizioni ipotizzate dall'azienda sarebbero un'opportunità concreta, ma non sono vincolate da alcun impegno scritto, e solo una parte sarebbe presumibilmente destinata a profili tecnici locali.
Cosa è successo davvero in altri territori
Le reazioni documentate in altre zone d'Italia mostrano che il copione è ormai noto. A Magenta una petizione contro il progetto nell'area dell'ex Novaceta ha superato le 1.200 firme, a Lacchiarella circa 150 persone sono scese in piazza a luglio contro il maxi campus Apto, e a Bollate cittadini e associazioni hanno presentato ricorso al Tar contro un data center previsto su un'area agricola. A Moncalieri il Collettivo Gramsci ha preparato un dossier e chiede una moratoria, precisando di non essere contro i data center in sé.
I data center faranno salire le bollette dei residenti?
Le informazioni disponibili non indicano un impatto diretto sulle bollette delle famiglie di Moncalieri, e il sindaco ha definito falsa la cifra di 20 euro in più circolata sui social. Il tema vero è un altro: l'effetto di un carico così grande sulla rete elettrica e sui costi di sistema, che dipende dagli accordi tecnici con Terna e dalle regole future.
Il calore può essere riutilizzato per il teleriscaldamento?
Tecnicamente sì, ed è la direzione indicata sia dalla legge lombarda sia dal disegno di legge piemontese, ma nei documenti analizzati dal Collettivo Gramsci un recupero del calore non è previsto. Moncalieri ospita già una centrale Iren che alimenta il teleriscaldamento di Torino, un precedente che rende il tema particolarmente rilevante.
Cosa dicono osservatori e istituzioni
Il quadro che emerge dalle fonti istituzionali e dagli osservatori è sfumato. Secondo la direttrice dell'Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, Marina Natalucci, l'impatto in Italia è ancora limitato rispetto alla percezione, mentre dove la deregolamentazione è stata più forte, come negli Stati Uniti, i problemi sono stati reali. Per la ricercatrice, essere arrivati più tardi può consentire all'Italia di fare scelte migliori, a patto di partire da dati reali e non da slogan.
L'Agenzia internazionale dell'energia ricorda che i data center possono essere ancorati a nuovi progetti di energia a basse emissioni, ma che la loro concentrazione geografica richiede una pianificazione attenta delle reti. La Regione Piemonte, dal canto suo, indica nel recupero del calore di scarto e nel contenimento dei consumi i pilastri della futura legge, mentre il Comune di Moncalieri ribadisce che nulla è stato ancora deciso e che servono valutazioni tecniche indipendenti e un confronto pubblico prima di ogni atto.
FAQ: Domande Frequenti
Quanto sarebbe grande il data center di Moncalieri?
Il campus occuperebbe circa 270mila metri quadrati con quattro edifici alti 17 metri, per una potenza IT di circa 384 megawatt e una potenza elettrica complessiva di 576 megawatt. L'investimento indicato è di 4,5 miliardi di euro.
Quanta elettricità consumerebbe il data center di Moncalieri?
Fino a 5 terawattora l'anno in uno scenario teorico di funzionamento a pieno carico, pari a circa un quinto dei consumi elettrici del Piemonte nel 2024 secondo il dossier del Collettivo Gramsci. Il consumo reale dipenderebbe dal carico effettivo dei server.
Il progetto è già stato approvato?
No. Il sindaco Lorenzo Mauro ha dichiarato l'8 ottobre che il progetto allo stato attuale non è accoglibile. Il Comune invierà le proprie osservazioni al proponente entro fine ottobre, e il proponente potrà chiedere più tempo per rispondere.
Quanti posti di lavoro creerebbe?
L'azienda ipotizza da 320 a 500 posti di lavoro, ma la convenzione con il Comune non prevede alcun impegno scritto sull'occupazione. Il sindaco ha chiesto più chiarezza su questo punto.
Esiste una legge sui data center in Italia?
Non esiste una legge nazionale. La Lombardia ha approvato una legge regionale nel 2026, mentre il Piemonte ha concluso a luglio la consultazione pubblica sul proprio disegno di legge, che non è ancora in vigore.
Il data center consumerebbe acqua?
Dipende dal sistema di raffreddamento scelto, e per Moncalieri i consumi idrici non sono ancora stati chiariti. In Italia prevalgono sistemi ad aria o circuiti chiusi, che riducono il consumo, ma il Comune ha chiesto dati precisi nelle osservazioni al progetto.
Conclusione
Il possibile data center AI di Moncalieri è il caso simbolo di una trasformazione che l'Italia sta vivendo in anticipo rispetto alle proprie regole. Con 576 megawatt di potenza elettrica e un investimento da 4,5 miliardi, il campus dell'ex Ilte potrebbe diventare il più grande del Paese, ma i dubbi su energia, calore, acqua, rumore e occupazione restano ampi e la decisione finale è ancora lontana. Il sindaco ha chiesto garanzie, la Regione prepara una legge e i cittadini chiedono trasparenza.
Il punto di equilibrio sta tra due posizioni estreme. Né un rifiuto pregiudiziale né un via libera senza condizioni: servono dati misurabili, recupero del calore, rinnovabili dedicate e impegni occupazionali vincolanti. L'Italia, arrivata dopo altri Paesi nella corsa ai data center, ha ancora il tempo di scrivere regole chiare prima che i progetti diventino realtà, e Moncalieri sarà uno dei primi banchi di prova di questa scelta.
Fonti e Riferimenti
- Open (Gianluca Brambilla), Dalle Pagine Gialle ai server: a Moncalieri arriva il data center che consumerà più elettricità di tutte le famiglie piemontesi messe insieme, 5 ottobre 2026, open.online
- Open (Gianluca Brambilla), Data center a Moncalieri, il sindaco frena sul maxi progetto da 5 miliardi, intervista a Lorenzo Mauro, 8 ottobre 2026, open.online
- Open (Gianluca Brambilla), La rivolta contro i data center arriva in Italia, 4 settembre 2026, open.online
- International Energy Agency, Energy and AI, Executive Summary, 2025, iea.org
- Regione Piemonte, Consultazione pubblica sul Disegno di Legge regionale sui Data Center, scadenza 31 luglio 2026, regione.piemonte.it
- Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Data center, ok del Consiglio dei ministri alla strategicità per due investimenti in Lombardia e Piemonte per 8 miliardi, luglio 2026, mimit.gov.it
- L'Espresso, Data center in Lombardia, la legge regionale e i consumi stimati, 29 giugno 2026, lespresso.it
- Il Mercoledì, Moncalieri, Data Center nell'ex Ilte, alta tensione, 7 ottobre 2026, ilmercoledi.news
- Torino Oggi, Moncalieri, brusca frenata per il Data Center nell'ex Ilte, 8 ottobre 2026, torinoggi.it
- Commissione Europea, Direttiva sull'efficienza energetica (UE) 2023/1791 e obblighi di comunicazione per i data center, energy.ec.europa.eu





