Negli ultimi anni la VPN è passata da strumento per addetti ai lavori a prodotto di massa, pubblicizzato ovunque tra sponsorizzazioni di podcast, banner e influencer che promettono "anonimato totale" con un clic. Ma nel 2026, con l'Italia che ha appena visto il Piracy Shield estendere i propri poteri anche ai fornitori VPN esteri e con le aziende che stanno smantellando le proprie VPN aziendali in favore di architetture zero trust, la domanda che si fanno in molti è tutt'altro che scontata: una VPN serve davvero, oppure è rimasta soprattutto un prodotto di marketing? La risposta, come spesso accade in ambito sicurezza informatica, è "dipende", ma dipende da fattori precisi che vale la pena conoscere prima di scegliere, pagare o fidarsi di un provider qualsiasi.
Indice dei Contenuti
- Cos'è una VPN e Come Funziona Davvero
- Quanto Sono Diffuse le VPN nel 2026, i Numeri Reali
- Perché le Persone Usano una VPN, le Motivazioni Reali
- VPN e Marketing, Cosa Promettono e Cosa Non Possono Fare
- VPN Gratuite e VPN a Pagamento, una Differenza che Conta
- Audit, Trasparenza e Fiducia, Come Riconoscere una VPN Davvero Sicura
- VPN in Italia nel 2026, Piracy Shield e Cosa Cambia per gli Utenti
- I Limiti Reali di una VPN, Cosa Non Protegge
- Aziende e Zero Trust, Perché le VPN Aziendali Stanno Scomparendo
- Come Scegliere una VPN nel 2026, Criteri Pratici
- Domande Frequenti
- Conclusione
Cos'è una VPN e Come Funziona Davvero
Una VPN, acronimo di Virtual Private Network, crea un tunnel cifrato tra il dispositivo dell'utente e un server gestito dal fornitore del servizio. Tutto il traffico internet passa attraverso quel tunnel prima di raggiungere il sito o l'app di destinazione, e questo produce due effetti concreti: il fornitore di connettività (il gestore telefonico o il Wi-Fi pubblico a cui si è connessi) non può leggere il contenuto del traffico, e il sito visitato vede l'indirizzo IP del server VPN invece di quello reale dell'utente.
Questo però significa anche una cosa che il marketing tende a lasciare sullo sfondo: la fiducia non scompare, semplicemente si sposta. Prima ci si doveva fidare del proprio operatore internet, ora ci si deve fidare del fornitore VPN, che tecnicamente potrebbe vedere lo stesso traffico che prima vedeva l'ISP. È per questo che le politiche di log, gli audit indipendenti e la sede legale del provider contano più del prezzo dell'abbonamento, un punto su cui torneremo più avanti.
Quanto Sono Diffuse le VPN nel 2026, i Numeri Reali
Il mercato delle VPN non è più in fase di boom esplosivo come durante la pandemia, ma resta enorme e in crescita costante. Circa 1,75 miliardi di persone hanno usato una VPN nel mondo a maggio 2025, poco meno di un terzo di tutti gli utenti internet, secondo i dati di Surfshark. La penetrazione globale, però, si è stabilizzata tra il 22,7% e il 24,7% dalla fine del 2022 a metà 2025, segno che l'adozione ha smesso di crescere in modo verticale ed è diventata un'abitudine strutturale piuttosto che una novità.
| Metrica | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Utenti VPN nel mondo (maggio 2025) | ~1,75 miliardi | Surfshark, 2026 |
| Penetrazione globale VPN, 16+ anni | 23% | GWI / DataReportal, 2026 |
| Americani che usano VPN attualmente | 32% (in calo dal 46% del 2024) | Security.org, 2025 |
| Valore del mercato VPN nel 2026 | 83-86 miliardi di dollari | Fortune Business Insights; The Business Research Company, 2026 |
| Organizzazioni che prevedono di sostituire la VPN aziendale entro un anno | 65% | Zscaler ThreatLabz, 2025 |
Un dato interessante riguarda la geografia della domanda: nei paesi con maggiori restrizioni alla libertà di internet la diffusione della VPN è molto più alta, con gli Emirati Arabi Uniti che hanno registrato un'adozione media del 71% tra il 2020 e il 2025, con un picco dell'84% nel 2024, secondo Cybernews. In generale, la censura online ha riguardato 4,6 miliardi di persone nel 2025, più della metà della popolazione mondiale connessa, secondo Comparitech, e questo spiega perché in certi contesti la VPN non è un accessorio ma uno strumento di accesso all'informazione.
Perché le Persone Usano una VPN, le Motivazioni Reali
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare guardando solo le pubblicità, la motivazione principale non è più guardare cataloghi streaming esteri. Secondo l'indagine 2025 di Security.org, privacy generale (60%) e sicurezza generale, ad esempio contro il furto d'identità (57%), sono le motivazioni più citate dagli utenti, davanti alla protezione su Wi-Fi pubblici e allo sblocco di contenuti geolocalizzati. Quest'ultimo resta comunque rilevante: secondo AllAboutCookies, il 54% degli utenti usa la VPN anche per accedere a contenuti in streaming non disponibili nel proprio paese.
Nel mondo del lavoro la VPN mantiene un ruolo specifico: circa il 30% degli utilizzatori Surfshark dichiara di usarla principalmente per motivi professionali, mentre in contesti aziendali la questione si sposta su tutt'altro terreno, quello della sicurezza perimetrale, che affronteremo più avanti in questo articolo.
VPN e Marketing, Cosa Promettono e Cosa Non Possono Fare
Qui arriva il cuore della domanda posta nel titolo. Molte campagne pubblicitarie di VPN promettono "protezione totale da hacker", "invisibilità online" o "sicurezza al 100%". Nessuna di queste affermazioni è tecnicamente accurata. Una VPN fa una cosa precisa molto bene, cioè cifrare il traffico tra il dispositivo e il server VPN e mascherare l'indirizzo IP reale. Non è un antivirus, non impedisce il phishing, non protegge da malware scaricati volontariamente e non rende impossibile essere tracciati tramite cookie, fingerprint del browser o account a cui si è collegati (Google, Facebook, Amazon), che continuano a riconoscere l'utente indipendentemente dall'indirizzo IP.
Il divario tra promessa pubblicitaria e realtà tecnica è uno dei motivi per cui, come vedremo nella sezione dedicata agli audit, la reputazione di un fornitore VPN si misura sulla trasparenza verificabile, non sugli slogan.
VPN Gratuite e VPN a Pagamento, una Differenza che Conta
Se il marketing delle VPN a pagamento va preso con le pinze, quello delle VPN gratuite merita un livello di scetticismo ancora maggiore. Uno studio accademico del 2026, condotto da ricercatori della University of Michigan, University of New Mexico e IIT Delhi e presentato alla conferenza NDSS, ha analizzato 281 app VPN gratuite per Android, con risultati poco rassicuranti.
| Metrica (281 app VPN gratuite Android) | Valore |
|---|---|
| App connesse a server pubblicitari o di tracciamento | oltre l'80% (246 su 281) |
| App che hanno fatto trapelare traffico fuori dal tunnel | 29 su 281 (24 con DNS leak) |
| App che inviano dati in chiaro, senza cifratura | 61 su 281 |
| Installazioni complessive delle app segnalate | oltre 2,4 miliardi |
Una VPN gratuita ha comunque dei costi, solo che non li paga l'utente in denaro: li paga in dati. Il modello di business di un servizio che non fa pagare l'abbonamento si regge spesso sulla raccolta e rivendita di informazioni sul traffico, l'inserimento di pubblicità o, nei casi peggiori, la vendita della banda dell'utente come nodo di uscita per altri clienti, come emerso in passato per alcune estensioni VPN gratuite per browser. Non sorprende che, secondo AllAboutCookies, la soddisfazione degli utenti di VPN a pagamento (94%) sia nettamente superiore a quella di chi usa solo servizi gratuiti (83%), e che comunque il 73% delle VPN più consigliate costi 4 dollari al mese o meno, rendendo l'argomento economico meno decisivo di quanto sembri.

Audit, Trasparenza e Fiducia, Come Riconoscere una VPN Davvero Sicura
Se la promessa centrale di una VPN è "non registriamo quello che fai online", l'unico modo per verificarla davvero è farla controllare da qualcuno che non ha interesse a mentire. È qui che entrano in gioco gli audit indipendenti no-log, cioè verifiche condotte da società di revisione terze sull'infrastruttura reale del provider, non solo sulle sue dichiarazioni pubblicitarie.
Nel 2026 i principali fornitori a pagamento pubblicano periodicamente questi controlli. NordVPN ha superato a febbraio 2026 la sua sesta verifica no-log indipendente, condotta da Deloitte Lituania secondo lo standard internazionale ISAE 3000 (Revised), con un incarico svolto tra il 10 novembre e il 12 dicembre 2025 su server standard, Double VPN, server offuscati e Onion Over VPN. Anche altri fornitori seguono lo stesso schema: Proton VPN ha superato quattro audit no-log consecutivi di Securitum, ExpressVPN ha un trust center con oltre venti audit pubblicati incluso un terzo controllo no-log di KPMG, Surfshark ha audit Deloitte secondo lo standard ISAE 3000 e Mullvad si affida a Cure53 per verifiche periodiche sulla propria infrastruttura.
| Fornitore | Ultimo audit no-log noto | Revisore |
|---|---|---|
| NordVPN | Sesta verifica, febbraio 2026 | Deloitte Lituania |
| ExpressVPN | Terzo audit no-log, 2025 | KPMG |
| Proton VPN | Quarto audit consecutivo | Securitum |
| Surfshark | Audit ISAE 3000, 2023 e 2025 | Deloitte |
| Mullvad | Audit infrastruttura, giugno 2024 | Cure53 |
Un audit, va detto con onestà, è una fotografia in un momento preciso, non una garanzia eterna: certifica come funzionava l'infrastruttura in quel periodo, non impedisce cambiamenti successivi. Per questo gli esperti di sicurezza raccomandano di guardare alla frequenza e alla continuità nel tempo degli audit, più che a un singolo report isolato.
Esiste anche un caso, spesso citato come prova concreta più che teorica, che mostra cosa significhi davvero "non conservare log": il 18 aprile 2023 almeno sei agenti della polizia svedese hanno perquisito gli uffici di Mullvad a Göteborg con un mandato, nella speranza di trovare dati dei clienti. Secondo quanto raccontato dall'azienda stessa, gli agenti se ne sono andati senza sequestrare nulla, perché i dati che cercavano semplicemente non esistevano sui server, coerentemente con la politica no-log dichiarata dal servizio.
Esperienze reali con l'uso di una VPN
Chi utilizza abitualmente una VPN riporta esperienze piuttosto diverse a seconda del motivo d'uso. Un utente che la attiva soprattutto su reti Wi-Fi pubbliche, ad esempio in aeroporto o in un bar, la descrive spesso come una precauzione quasi invisibile nella routine quotidiana, utile più per tranquillità che per necessità reale. Chi lavora da remoto per un'azienda con policy di sicurezza rigide la vive invece come un passaggio obbligato per accedere a sistemi interni, a volte percepito come un rallentamento fastidioso della connessione. Professionisti che si occupano di giornalismo o di ricerca in contesti sensibili la considerano invece uno strumento imprescindibile per proteggere le fonti, ma sottolineano quasi sempre che la scelta del fornitore e la sua giurisdizione legale pesano più della marca pubblicizzata. Un piccolo imprenditore che gestisce transazioni finanziarie online riferisce infine di usarla come ulteriore livello di protezione su reti non affidabili, pur riconoscendo di non sapere valutare tecnicamente la qualità dell'audit dichiarato dal proprio fornitore.
Domande e risposte rapide sull'affidabilità delle VPN
Una VPN può vedere cosa faccio online? In linea teorica sì, perché il traffico passa dai suoi server: è esattamente per questo che contano la politica no-log dichiarata e gli audit indipendenti che la verificano.
Pagare di più garantisce automaticamente più sicurezza? Non necessariamente il prezzo più alto, ma la presenza di audit pubblici, sede legale in una giurisdizione senza obblighi di data retention e infrastruttura su server RAM-only sono indicatori più affidabili del solo costo dell'abbonamento.
Un audit no-log rende un fornitore sicuro per sempre? No, è una verifica puntuale riferita a un periodo specifico: la continuità nel tempo, con audit ripetuti da revisori diversi, è un segnale più solido di un singolo controllo isolato.
Il parere degli organismi di controllo e degli esperti di sicurezza
Le autorità di protezione dati europee, incluso il Garante per la protezione dei dati personali, non certificano né raccomandano specifici fornitori VPN commerciali, ma nell'ambito del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR, Regolamento UE 2016/679) sottolineano da tempo l'importanza della cifratura del traffico come misura di sicurezza e la necessità di leggere con attenzione le informative privacy dei servizi utilizzati, incluso dove sono conservati i dati e per quanto tempo. Sul fronte aziendale, il report ThreatLabz 2025 di Zscaler, basato su oltre 600 professionisti IT, segnala che oltre la metà delle organizzazioni intervistate è stata attaccata tramite una vulnerabilità di una VPN nell'ultimo anno, un dato che spiega perché molte imprese stiano rivedendo l'affidamento esclusivo su questa tecnologia, come vedremo più avanti.
VPN in Italia nel 2026, Piracy Shield e Cosa Cambia per gli Utenti
In Italia il tema VPN si intreccia da tempo con Piracy Shield, la piattaforma antipirateria gestita da AGCOM, attiva dal 2024, pensata per bloccare entro trenta minuti i siti che trasmettono illegalmente eventi sportivi in diretta. Fin dal suo lancio il sistema ha esplicitamente incluso tra i soggetti obbligati anche i fornitori di servizi VPN e DNS aperti, non solo gli operatori di rete tradizionali.
Nel luglio 2026 la questione è tornata di stretta attualità: il TAR Lazio ha emesso due sentenze, la n. 13201 e la n. 13202 del 17 luglio 2026, che consolidano ed estendono i poteri di Piracy Shield anche verso fornitori DNS e VPN con sede fuori dall'Italia, stabilendo che il collegamento territoriale che giustifica l'intervento di AGCOM non dipende da dove si trova fisicamente il fornitore, ma da dove si producono gli effetti dell'illecito, cioè presso gli utenti italiani. Il tribunale ha inoltre chiarito che il Digital Services Act europeo non limita questi poteri, perché disciplina gli obblighi procedurali delle piattaforme e non la competenza degli stati a ordinare il blocco di contenuti illeciti.
Le conseguenze pratiche non sono solo teoriche: alcuni fornitori VPN, come AirVPN, hanno già annunciato in passato di non poter più accettare utenti residenti in Italia proprio a causa degli obblighi imposti dal sistema, sottolineando l'assenza di un vaglio giurisdizionale preventivo sui blocchi. Per chi vive in Italia questo significa una cosa concreta: la scelta del fornitore VPN nel 2026 non riguarda solo la privacy tecnica, ma anche la sua posizione rispetto alla normativa italiana ed europea, un tema che si lega strettamente a quello, più ampio, della propria impronta digitale e di quanto sia davvero possibile controllare le tracce che lasciamo online, argomento approfondito nella guida di NVision Insights su come cancellare le proprie tracce dal web e il diritto all'oblio digitale.
I Limiti Reali di una VPN, Cosa Non Protegge
Uno degli equivoci più diffusi riguarda cosa succede quando i propri dati vengono compromessi non dal proprio dispositivo, ma direttamente dai server di un'azienda a cui li abbiamo affidati, per esempio in una violazione (data breach) di un e-commerce, di un servizio email o di una piattaforma social. In questi casi una VPN non serve a nulla, perché il problema non riguarda la connessione dell'utente, ma un database compromesso altrove, del tutto al di fuori del tunnel cifrato che la VPN crea.
Per questo motivo la protezione della propria identità digitale richiede strumenti diversi e complementari alla VPN, come il controllo periodico se il proprio indirizzo email o le proprie password compaiono in violazioni note. È esattamente il tema trattato nella guida NVision Insights su come verificare se i propri dati sono stati compromessi da un attacco hacker, una verifica che nessuna VPN, per quanto ben progettata, può sostituire.
Altri limiti da tenere presenti: una VPN non impedisce il phishing (l'utente può comunque cliccare un link malevolo e inserire le proprie credenziali su un sito falso), non blocca automaticamente malware o ransomware, non rende anonimi rispetto ai servizi a cui si è autenticati con un account personale, e in alcuni paesi con normative severe sulla data retention anche il fornitore VPN stesso può essere obbligato per legge a conservare determinati metadati, a prescindere dalle sue dichiarazioni di marketing.
Aziende e Zero Trust, Perché le VPN Aziendali Stanno Scomparendo
Se sul fronte consumer le VPN restano uno strumento largamente diffuso, sul fronte aziendale la tendenza nel 2026 va in direzione opposta. Il 65% delle organizzazioni prevede di sostituire la propria VPN aziendale entro un anno, un salto del 23% rispetto al 2024, secondo il report ThreatLabz 2025 di Zscaler, mentre l'81% sta adottando strategie zero trust per l'accesso remoto ai sistemi interni.
Il motivo è essenzialmente legato al rischio: una VPN aziendale tradizionale, una volta superata l'autenticazione, tende a concedere accesso a un'ampia porzione della rete interna, un modello che diventa pericoloso in caso di credenziali compromesse. Le architetture zero trust, al contrario, verificano ogni singola richiesta di accesso indipendentemente dal fatto che provenga dall'interno o dall'esterno del perimetro aziendale, riducendo la superficie di attacco. Secondo Gartner, almeno il 70% delle nuove implementazioni di accesso remoto nel 2025 utilizzava già tecnologie ZTNA (Zero Trust Network Access), contro meno del 10% nel 2021, un'inversione di tendenza netta rispetto al decennio precedente.
Come Scegliere una VPN nel 2026, Criteri Pratici
Alla luce di tutto quello che abbiamo visto, scegliere una VPN nel 2026 significa guardare oltre lo slogan pubblicitario e valutare pochi elementi concreti, verificabili in autonomia prima di sottoscrivere un abbonamento.
| Criterio | Cosa verificare |
|---|---|
| Audit no-log | Presenza di report pubblici, revisore riconosciuto (Deloitte, KPMG, Cure53, Securitum), data recente |
| Infrastruttura | Server RAM-only, che non conservano dati dopo il riavvio |
| Giurisdizione legale | Paese di sede non soggetto a obblighi stringenti di data retention |
| Protocollo di cifratura | Standard moderni come WireGuard o protocolli proprietari basati su di esso |
| Politica su kill switch e DNS leak | Blocco automatico del traffico in caso di caduta della connessione VPN |
| Trasparenza sulle violazioni passate | Come l'azienda ha comunicato eventuali incidenti di sicurezza |
Vale la pena ribadire un concetto emerso più volte in questo articolo: una VPN gratuita, salvo rare eccezioni con modelli di business trasparenti, non è quasi mai la scelta più sicura, mentre un abbonamento a pagamento da poche decine di euro l'anno, scelto tra fornitori con audit pubblici e continuativi nel tempo, resta la strada più solida per chi cerca davvero protezione della privacy e non solo la sensazione di averla.
Domande Frequenti
Una VPN mi rende davvero anonimo online?
No. Una VPN nasconde l'indirizzo IP e cifra il traffico verso il fornitore di connettività, ma non impedisce il tracciamento tramite cookie, account a cui si è collegati o fingerprint del browser.
Le VPN gratuite sono sicure?
Nella maggior parte dei casi no. Uno studio del 2026 su 281 app VPN gratuite per Android ha rilevato che oltre l'80% si connetteva a server pubblicitari o di tracciamento, con 61 app che inviavano dati senza cifratura.
Come faccio a sapere se un fornitore VPN rispetta davvero la sua politica no-log?
Controllando se pubblica audit indipendenti recenti, condotti da revisori riconosciuti come Deloitte, KPMG, PwC, Cure53 o Securitum, idealmente ripetuti nel tempo e non un unico controllo isolato.
La VPN funziona ancora in Italia dopo le nuove regole su Piracy Shield?
Sì, ma con limitazioni. Le sentenze del TAR Lazio del luglio 2026 hanno esteso i poteri di Piracy Shield anche ai fornitori VPN esteri, e alcuni provider hanno già scelto in passato di non offrire più il servizio agli utenti italiani per non sottostare agli obblighi di blocco.
Le aziende stanno abbandonando le VPN?
In parte sì. Il 65% delle organizzazioni intervistate da Zscaler prevede di sostituire la propria VPN aziendale entro un anno, spostandosi verso architetture zero trust che verificano ogni accesso singolarmente.
Una VPN mi protegge se i miei dati sono stati rubati da un sito che uso?
No. In caso di violazione dei dati (data breach) da parte di un servizio terzo, una VPN non ha alcun ruolo: serve invece controllare periodicamente se le proprie credenziali compaiono in violazioni note.
Conclusione
La VPN nel 2026 non è né la bacchetta magica dell'anonimato totale promessa da certe pubblicità, né semplicemente marketing privo di sostanza. È uno strumento con un compito preciso, cifrare il traffico e mascherare l'indirizzo IP, che funziona bene se scelto con criteri concreti: audit indipendenti verificabili, infrastruttura trasparente, giurisdizione legale adeguata e consapevolezza dei suoi limiti reali, dal phishing ai data breach di terze parti, fino al nuovo scenario normativo italiano legato a Piracy Shield. Usata con queste consapevolezze, una VPN resta un tassello utile, ma non l'unico, in una strategia più ampia di protezione della propria vita digitale.
Fonti e Riferimenti
- Surfshark, VPN Usage Statistics, surfshark.com/blog/vpn-users
- Security.org, 2025 VPN Consumer Report, security.org
- Zscaler, ThreatLabz 2025 VPN Risk Report, zscaler.com
- Fortune Business Insights, Virtual Private Network Market Report 2026, fortunebusinessinsights.com
- The Hacker News, Studio MVPNalyzer su 281 app VPN gratuite Android, NDSS 2026, thehackernews.com
- NordVPN, Sesta verifica indipendente della politica No log, nordvpn.com
- Mullvad, Mullvad VPN was subject to a search warrant. Customer data not compromised, mullvad.net
- AGCOM, Piracy Shield, piattaforma antipirateria, agcom.it
- Regolamento UE 2016/679 (GDPR), Garante per la protezione dei dati personali, garanteprivacy.it
- NVision Insights, Esplora Tutti Gli Articoli, www.nvisioninsights.it
- NVision Insights, www.nvisioninsights.it





